Dalla paralisi alla trasformazione: esperienze somatiche nella risoluzione del trauma (2)

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Il (possibile) fallimento della terapia incentrata sulla sola comunicazione verbale  

Benché sia fondamentale che il terapeuta sappia creare un ambiente relativamente sicuro per il proprio paziente, questo può non bastare. Molti individui traumatizzati, specialmente se cronici, non possono subito trovare sollievo dai sentimenti positivi e dall’atteggiamento empatico del terapeuta, poiché incapaci di riconoscere i sentimenti premurosi sul volto e nella postura altrui. Quando un soggetto traumatizzato è barricato nella risposta d’immobilizzazione, la funzione del coinvolgimento sociale è fisiologicamente compromessa. Infatti, secondo la teoria polivagale elaborata da S. Porges nel 1994, trovarsi in uno stato di blocco (immobilità/congelamento o collasso) riduce enormemente la capacità di ricevere e incorporare l’empatia e il sostegno. 

Uno studio condotto con l’ausilio della risonanza magnetica funzionale (fMRI) da Lanius e Hopper, basato sulla registrazione dell’attività che avviene nella parte del cervello associata alla consapevolezza degli stati corporei e delle emozioni, stabilisce che vi è una netta distinzione tra gli stati di attivazione fisiologica simpatica e di immobilizzazione/dissociazione riscontrati nei soggetti traumatizzati. L’area cerebrale associata alla consapevolezza degli stati corporei e delle emozioni, chiamata insula anteriore destra, è localizzata nella parte frontale del cervello limbico (emotivo), proprio al di sotto della corteccia prefrontale, la sede della coscienza più raffinata. La ricerca ha dimostrato che, durante l’immobilizzazione e la dissociazione, l’attività dell’insula viene fortemente inibita e ha confermato che gli individui traumatizzati non riescono a sentire il proprio corpo, a distinguere un’emozione dall’altra o addirittura a sapere chi siano realmente (o chi sia un’altra persona). Queste medesime regioni cerebrali (collocate nel lobo temporale mediale), che elaborano la memoria e l’emozione, contribuiscono quando sono disfunzionali a provocare deliri di identità. Viceversa, quando i soggetti si trovano in uno stato di attivazione simpatica, quest’area si attiva intensamente. Questo dimostra che, nel trattamento dello stress post traumatico, è necessario in primo luogo rimuovere il blocco e favorire la mobilizzazione. 

Un’ulteriore ricerca, condotta da Bessel van der Kolk e colleghi, ha chiarito che nel momento in cui l’amigdala (definita ‘rilevatore di fumo’ o ‘rilevatore della paura’) viene attivata, contemporaneamente si offusca una regione della corteccia cerebrale sinistra, l’area di Broca. Quest’ultima è il centro principale del linguaggio, ossia quella parte del cervello che consente di esprimere in parole ciò che proviamo. Questo è il motivo per cui spesso, quando viene richiesto alle persone traumatizzate di provare a verbalizzare ciò che provano o di raccontare la propria esperienza traumatica, nel tentativo di descrivere l’orrore provato vanno incontro a una profonda frustrazione. È proprio questa barriera linguistica a rendere particolarmente importante lavorare attraverso le sensazioni corporee, l’unico linguaggio parlato dal cervello rettiliano (la porzione più primitiva) e ancora intatto. 

Somatic Experiencing® (SE) 

Somatic Experiencing® (SE) è un modello di terapia somatica ideata da Peter A. Levine incentrata sul trattamento del trauma proprio attraverso la consapevolezza e la regolazione delle sensazioni corporee. L’approccio mira a risvegliare e ‘scaricare’ le sensazioni fisiche legate al trauma, come la tensione muscolare, riportando così l’individuo a uno stato di equilibrio. Il modello SIBAM, elaborato dallo studioso, comprende gli aspetti neurofisiologici, comportamentali e somatici dell’esperienza di un individuo. L’acronimo SIBAM rappresenta i cinque componenti principali dell’esperienza traumatica e della sua elaborazione: Sensazione (Sensation), Immagine (Images), Comportamento (Behaviors), Affetto (Affect) e Significato (Meaning). 

Caso clinico

C’è una donna che ama la natura, i parchi, i prati e le colline erbose; però, ogni volta che annusa l’erba appena tagliata, prova nausea, ansia e vertigini. La sua convinzione (Significato) è che l’erba sia qualcosa da evitare. L’immagine olfattiva e visiva (Immagine) è associata, o abbinata, alle sensazioni di nausea e vertigini (Sensazione), che provengono dal suo sistema viscerale e da quello vestibolare. Parte dell’evento è dissociata dalla consapevolezza della donna, la quale non riesce a spiegarsi perché abbia quelle reazioni; sa solo che prova una forte avversione (Significato) per l’erba. Quando comincia a esplorare le proprie sensazioni e immagini, vedendo e annusando mentalmente l’erba tagliata, decide di dedicare del tempo all’esplorazione dettagliata delle proprie sensazioni corporee. Non appena lo fa, prova una sensazione nuova: quella di essere tenuta per i polsi e fatta roteare nell’aria. Subito dopo emerge un’immagine tattile che riguarda il fratello prepotente: questi, quando lei aveva quattro o cinque anni, la faceva roteare come un aeroplano nel prato antistante casa della loro infanzia. La paziente prova paura (vecchio Affetto), ma nel tremare e respirare si rende conto di non essere più in pericolo. A questo punto si orienta (Comportamento), guardandosi intorno nel pacifico studio e volgendo la testa verso il volto aperto del terapeuta. Sentendosi intatta grazie a questa incolumità appena scoperta, si calma un po’. Sperimenta un respiro spontaneo (nuovo Comportamento) e ormai prova un senso di sicurezza nel ventre (Sensazione). Dopo di che, si accorge di provare una certa tensione intorno ai polsi (vecchia Sensazione) e l’impulso di liberarli (nuova Sensazione). A questo punto avverte un’ondata di rabbia (nuovo Comportamento) che cresce dentro di lei e grida: “Basta!”, usando i muscoli motori delle corde vocali (nuovo Comportamento). Si calma di nuovo e prova il piacere tattile di sdraiarsi sull’erba soffice appena tagliata al tepore del sole primaverile. Ora non associa più l’erba fresca a sensazioni gradevoli (vecchio Significato): l’erba verde appena tagliata è piacevole, i parchi sono luoghi meravigliosi e ‘tutto va bene’ (nuovo Significato). La donna non prova più nausea o ansia.

Il modello a cinque elementi costituisce l’essenza dell’elaborazione del trauma ‘dal basso verso l’alto’ (bottom-up approach), finalizzata a guidare il paziente attraverso diversi sistemi ‘linguistici’ e cerebrali, dai più primitivi ai più complessi. Questo approccio consente infatti di seguire le tracce dei molteplici strati e della consistenza dell’intera esperienza, sfruttando la neuroplasticità, ovvero la capacità di modificare e adattare le connessioni neuronali in risposta a nuove esperienze. L’esperienza corporea (intesa come consapevolezza e alla percezione che una persona ha del proprio corpo, delle sue sensazioni, emozioni, tensioni, posture e movimenti) aiuta a riprogrammare il sistema nervoso, consentendo al paziente di sviluppare nuove risposte comportamentali e emotive che siano più appropriate e adattive. 

Pregi e limiti dell’approccio psicocorporeo di Levine 

Somatic Experiencing® (SE), sviluppato per trattare i sintomi da trauma, ha mostrato efficacia nel trattamento del disturbo post traumatico da stress (PTSD). Non ci sono molti studi sul metodo proposto da Levine. Tuttavia, di recente è stata pubblicata una revisione sistematica che ne riassume i punti di forza e le eventuali limitazioni. Dei cinque studi esaminati, quattro hanno evidenziato una riduzione significativa dei sintomi in tutte le variabili analizzate, con stabilità degli effetti anche nei follow-up. Gli studi con gruppo di controllo (Andersen et al., 2017; Brom et al., 2017; Leitch et al., 2009) hanno confermato un miglioramento significativo nei partecipanti trattati con SE rispetto ai gruppi di controllo. Tre ricerche hanno riportato un grande effetto benefico, mentre un’altra ha mostrato un effetto minore. Inoltre, SE si è rivelato efficace nel trattamento delle sequele traumatiche in vari contesti e condizioni. Le ricerche incluse nella rassegna differivano ampiamente per durata dell’intervento (da 1–2 a 6–15 sessioni), caratteristiche del campione (ad esempio età, cultura, stato socioeconomico) e la complessità del trauma (ad esempio disastri naturali, attacchi terroristici, incidenti automobilistici). Nonostante queste difformità, tutti e cinque gli studi dimostrano che SE porti a una riduzione dei sintomi.

La ricerca suggerisce anche che questo approccio porti a miglioramenti in pazienti in cui il PTSD si associa ad altre patologie di natura psichiatrica. Sono stati osservati effetti positivi su sintomi di depressione (Brom et al., 2017) e dolore (Andersen et al., 2017). Gli effetti sul dolore sono stati evidenti per variabili come la cinesiofobia, la disabilità legata al dolore, l’intensità del dolore e la catastrofizzazione del dolore. Tuttavia, questi effetti sono limitati dal fatto che la riduzione dei sintomi è stata riscontrata anche nel gruppo di controllo. In generale, i risultati supportano l’obiettivo di SE di trattare in modo complessivo i sintomi del PTSD, inclusi quelli cognitivi, affettivi e somatici.

Altri studi hanno evidenziato l’efficacia di SE nel trattamento di difficoltà affettive e nel miglioramento del benessere generale. In due studi, si legge che SE ha portato a una riduzione dei sintomi depressivi (Briggs, Hayes, & Changaris, 2018; Changaris, 2010) e ansiosi (Changaris, 2010), non legati al trauma. Inoltre, due studi hanno mostrato effetti positivi sulla qualità della vita e sui sintomi somatici (Briggs et al., 2018; Winblad et al., 2018).

In Italia, questo tipo di approccio è stato applicato per la prima volta nel 2022 relativamente al trattamento delle implicazioni psicologiche di sopravvissute al cancro al seno, con risultati positivi. Le partecipanti hanno mostrato significativi miglioramenti delle loro condizioni psicologiche, tra cui una riduzione di ansia e depressione e un miglioramento nella percezione corporea. Questi risultati suggeriscono che SE possa essere una tecnica utile e non invasiva per affrontare le sfide psicologiche post-trattamento del cancro al seno.

Tuttavia, i risultati sono limitati in vari modi. Innanzitutto, sono presenti solo pochi studi con rigorosi criteri scientifici (n = 5) sull’efficacia di SE nel trattamento del PTSD. Inoltre, due degli studi non hanno confrontato SE con gruppi di controllo adeguati e alcuni hanno utilizzato liste di controllo dei sintomi auto-sviluppate, non validate per la ricerca sul PTSD (Leitch, 2007; Parker et al., 2008). Inoltre, solo due degli studi includevano soggetti con diagnosi confermata di PTSD (Andersen et al., 2017; Brom et al., 2017). Nonostante queste limitazioni, gli studi randomizzati controllati hanno mostrato che SE è statisticamente valida ed efficace (Andersen et al., 2017; Brom et al., 2017) e le limitazioni metodologiche non sembrano aver influito sui risultati positivi.

I risultati suggeriscono che SE è un approccio promettente per trattare i disturbi legati al trauma, ma la base di evidenze è ancora debole e non soddisfa ancora gli standard rigorosi per la ricerca sull’efficacia clinica

La ricerca futura dovrebbe concentrarsi sulla standardizzazione del trattamento, possibilmente sviluppando un manuale terapeutico per garantire omogeneità nelle pratiche cliniche. Inoltre, l’efficacia di SE potrebbe essere ulteriormente esplorata attraverso studi che ne analizzino la combinazione con altre terapie.

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The (Possible) Failure of Therapy Centered on Verbal Communication Alone

While it is essential for the therapist to create a relatively safe environment for the patient, this alone may not be sufficient. Many traumatized individuals, especially those with chronic trauma, may not immediately experience relief from the positive emotions and empathic attitude of the therapist, as they are unable to recognize caring feelings in others’ facial expressions and body language. When a traumatized person is stuck in a state of immobilization, their social engagement system is physiologically compromised. According to Stephen Porges’ Polyvagal Theory (1994), being in a state of freeze (immobility/collapse) significantly reduces the ability to receive and integrate empathy and support.

A study conducted by Lanius and Hopper using functional magnetic resonance imaging (fMRI), which recorded activity in the brain areas associated with body state awareness and emotions, found a clear distinction between the physiological activation state of the sympathetic nervous system and the immobilization/dissociation states observed in traumatized individuals. The brain area associated with body and emotional awareness, known as the right anterior insula, is located in the frontal part of the limbic system (the emotional brain), just below the prefrontal cortex, which is responsible for higher levels of consciousness. The research demonstrated that, during immobilization and dissociation, the insula’s activity is strongly inhibited, confirming that traumatized individuals are unable to sense their own bodies, differentiate one emotion from another, or even recognize who they are (or who another person is). These same brain regions, located in the medial temporal lobe, which process memory and emotion, contribute to the development of identity delusions when they are dysfunctional. In contrast, when individuals are in a state of sympathetic activation, this area becomes highly active. This demonstrates that, in the treatment of post-traumatic stress, it is essential to first remove the block and promote mobilization.

Further research conducted by Bessel van der Kolk and colleagues has clarified that when the amygdala (referred to as the ‘smoke detector’ or ‘fear detector’) is activated, a region of the left cerebral cortex, specifically Broca’s area, becomes impaired. Broca’s area is the primary center for language, the part of the brain responsible for expressing what we feel in words. This is why traumatized individuals often experience profound frustration when asked to verbalize their emotions or recount their traumatic experiences. The difficulty in finding words to describe the horror they have experienced stems from this linguistic barrier. It is precisely this language limitation that makes it particularly important to work through bodily sensations, the only form of communication still intact in the reptilian brain (the most primitive part of the brain).

Somatic Experiencing® (SE)

Somatic Experiencing® (SE) is a somatic therapy model developed by Peter A. Levine, focused on trauma treatment through awareness and regulation of bodily sensations. The approach aims to awaken and “discharge” the physical sensations related to trauma, such as muscle tension, thus returning the individual to a state of balance. The SIBAM model, developed by Levine, encompasses the neurophysiological, behavioral, and somatic aspects of an individual’s experience. The acronym SIBAM stands for the five main components of traumatic experience and its processing: Sensation, Image, Behavior, Affect, and Meaning.

Clinical case

There is a woman who loves nature, parks, meadows, and grassy hills; however, every time she smells freshly cut grass, she experiences nausea, anxiety, and dizziness. Her belief (Meaning) is that grass is something to be avoided. The olfactory and visual image (Image) is associated, or paired, with sensations of nausea and dizziness (Sensation), which originate from her visceral and vestibular systems. Part of the event is dissociated from the woman’s awareness, and she cannot explain why she has these reactions; she only knows that she has a strong aversion (Meaning) to grass. When she begins to explore her sensations and images, mentally seeing and smelling the cut grass, she decides to dedicate time to a detailed exploration of her bodily sensations. As soon as she does so, she experiences a new sensation: the feeling of being held by the wrists and spun around in the air. Immediately afterward, a tactile image emerges, involving her domineering brother: when she was four or five years old, he would spin her around like an airplane in the meadow in front of their childhood home. The patient experiences fear (old Affect), but while trembling and breathing, she realizes that she is no longer in danger. At this point, she orients herself (Behavior), looking around the peaceful office and turning her head toward the therapist’s open face. Feeling intact due to this newly discovered safety, she calms down somewhat. She experiences spontaneous breathing (new Behavior) and now feels a sense of security in her abdomen (Sensation). Then, she notices some tension around her wrists (old Sensation) and the impulse to free them (new Sensation). At this point, she feels a surge of anger (new Behavior) rising within her and shouts, ‘Enough!’, using the motor muscles of her vocal cords (new Behavior). She calms down again and enjoys the tactile pleasure of lying on the soft, freshly cut grass in the warmth of the spring sun. She no longer associates fresh grass with unpleasant sensations (old Meaning): the freshly cut green grass is pleasant, parks are wonderful places, and ‘everything is fine’ (new Meaning). The woman no longer experiences nausea or anxiety.

This five-element model forms the essence of the “bottom-up” approach, guiding the patient through different “linguistic” and brain systems, from the most primitive to the most complex. This approach allows the therapist to follow the traces of multiple layers and the consistency of the entire experience, utilizing neuroplasticity, the brain’s ability to change and adapt neural connections in response to new experiences. The bodily experience helps reprogram the nervous system, enabling the patient to develop new, more adaptive behavioral and emotional responses.

Strengths and Limitations of Levine’s Somatic Approach

Somatic Experiencing® (SE), developed to treat trauma symptoms, has shown effectiveness in treating PTSD. Of the five studies reviewed, four showed a significant reduction in symptoms across all variables, with stable effects even in follow-up assessments. Studies with control groups (Andersen et al., 2017; Brom et al., 2017; Leitch et al., 2009) confirmed a significant improvement in participants treated with SE compared to control groups. Three studies reported a strong beneficial effect, while one showed a lesser effect. SE has also proven effective in treating traumatic sequelae in various contexts and conditions. The studies included in the review varied widely in terms of intervention duration (from 1-2 to 6-15 sessions), sample characteristics (e.g., age, culture, socioeconomic status), and trauma complexity (e.g., natural disasters, terrorist attacks, car accidents). Despite these variations, SE led to a significant reduction in symptoms in nearly all the studies.

he research also suggests that SE leads to improvements in patients where PTSD is associated with other psychiatric conditions. Positive effects were observed on depression symptoms (Brom et al., 2017), pain (Andersen et al., 2017), and post-treatment resilience (Leitch et al., 2009). Pain-related effects were evident in variables such as kinesiophobia, pain-related disability, pain intensity, and pain catastrophizing. However, these effects were limited by the fact that symptom reduction was also found in the control group. Overall, the results support SE’s goal of addressing PTSD symptoms comprehensively, including cognitive, affective, and somatic aspects.

Other studies have highlighted SE’s effectiveness in treating affective symptoms and improving overall well-being. In two studies, SE led to a reduction in depressive (Briggs, Hayes, & Changaris, 2018; Changaris, 2010) and anxiety symptoms (Changaris, 2010) unrelated to trauma. Additionally, two studies showed positive effects on quality of life and somatic symptoms (Briggs et al., 2018; Winblad et al., 2018).

In Italy, this approach was first applied in 2022 to treat the psychological implications of breast cancer survivors, with positive results. Participants showed significant psychological improvements, including reductions in anxiety and depression and improved body perception. These results suggest that SE could be a useful and non-invasive technique for addressing the psychological challenges faced by breast cancer survivors during the recovery phase.

However, the results are limited in several ways. First, there are only a few studies with rigorous scientific criteria (n = 5) on the effectiveness of SE in treating PTSD. Additionally, two studies did not compare SE with appropriate control groups, and some used self-developed symptom checklists that were not validated for PTSD research (Leitch, 2007; Parker et al., 2008). Furthermore, only two studies included subjects with a confirmed PTSD diagnosis (Andersen et al., 2017; Brom et al., 2017). Despite these limitations, randomized controlled trials have shown that SE is statistically valid and effective (Andersen et al., 2017; Brom et al., 2017), and methodological limitations do not appear to have affected the positive outcomes.

The results suggest that SE is a promising approach for treating trauma-related disorders, but the evidence base remains weak and does not yet meet the rigorous standards required for clinical effectiveness research.

Future research should focus on standardizing the treatment, possibly by developing a therapeutic manual to ensure consistency in clinical practices. Furthermore, the effectiveness of SE could be further explored through studies examining its combination with other therapies.

Bibliografia: 

Levine, P. A. (2010), Somatic Experiencing. Esperienze somatiche nella risoluzione del trauma, Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma 2014. 

Lanius, R. A. e Hopper, J. W. (2008), “Reexperiencing/Hyperarousal and Dissociative States in Post-traumatic Stress Disorder”, Psychiatric Times, 25 (13).

van der Kolk, B. A., McFarlane, A. e Weisaeth, L. (a cura di) (1996), Stress traumatico: gli effetti sulla mente, sul corpo e sulla società delle esperienze intollerabili, Magi, Roma 2005.

Vagnini, Denise et al. “Evaluating Somatic Experiencing® to Heal Cancer Trauma: First Evidence with Breast Cancer Survivors.” International journal of environmental research and public health vol. 20,14 6412. 20 Jul. 2023, DOI:10.3390/ijerph20146412.

Marie Kuhfuß, Tobias Maldei, Andreas Hetmanek & Nicola Baumann (2021) Somatic experiencing – effectiveness and key factors of a body-oriented trauma therapy: a scoping literature review, European Journal of Psychotraumatology, 12:1, 1929023, DOI: 10.1080/20008198.2021.1929023. 

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